domenica 28 settembre 2025

La nube

Bentrovati a tutti,

qualche settimana fa la scuola di scrittura Belleville ha indetto un concorso con in palio una borsa di studio per partecipare a un corso di scrittura creativa. 

Ovviamente il racconto doveva essere inedito, ma i pubblicato su alcuna piattaforma e così l'ho tenuto privato fino quando non ho saputo del risultato. Non ho vinto, ma comunque mi è piaciuto scrivere questa storia e quindi ho deciso di pubblicarla qui... Magari potrebbe davvero diventare l'inizio di una storia ben più articolata in futuro.

Il racconto presenta 1267 parole su 14 righe.




Piazza Garibaldi era illuminata dalla fioca luce gialla dei lampioni. Un passero si dissetava sulla fontanella all’angolo. Nonostante il sole non fosse ancora sorto, l’aria era già calda e appiccicosa. Il bar-tabacchi aveva ancora le sedie impilate sotto la veranda dalla notte prima. L’unico segnale di umanità, a quell’ora, era il profumo del pane caldo che arrivava dalla panetteria, di lì a poco i camioncini avrebbero iniziato i loro viaggi per rifornire i negozi dei paesi limitrofi.
Davide arrivò davanti alla sua edicola con passo lento, aveva già le chiavi in mano, agganciò la serranda e la fece scorrere verso l’alto. Davanti al chiosco la solita pila di giornali lasciati lì qualche minuto prima dal corriere. Li guardò con un sorriso amaro, la gestione di quell’edicola era passata da suo padre a lui senza che nessuno gli avesse mai realmente chiesto cosa ne pensasse, era semplicemente il modo in cui doveva andare. Non si poteva comunque lamentare, quel lavoro per quanto umile e faticoso gli aveva permesso di costruirsi una casa, sposare Laura con la quale era fidanzato dai tempi delle medie, e metter su famiglia. Marco e Giada erano certamente la cosa migliore che avesse fatto.
Aprì il lucchetto che teneva la serranda sigillata, quando la sollevò un rumore metallico rimbalzò fra i muri delle case addormentate, infrangendo la quiete. Tolse la taglierina dalla tasca e con un gesto secco, ripetuto centinaia di volte, aprì il cellophane che conteneva i giornali e iniziò a posizionarli sull’espositore. Quando si abbassò per la terza volta a prendere i quotidiani vide tra le due pile un volume diverso: il colore era celeste, la carta più spessa e ruvida al tatto. La data era esattamente quella del giorno: 25 luglio 2025. Sulla prima pagina campeggiava una notizia che non era riportata da nessuna delle altre testate: Esplosione devasta il Nord America. Nube tossica in arrivo sull’Europa e sull’Asia.
Rimase immobile con il giornale in mano, si guardò intorno quasi cercasse il “colpevole” di quello che gli sembrò essere uno scherzo creativo. La piazza era ancora deserta nel dormiveglia del paesino. Lanciò il giornale dentro il gabbiotto dell’edicola e finì di sistemare i giornali.
Davide non aveva dormito bene. Quella mattina del 26 luglio attraversare la piazza gli sembrava decisamente più difficile del solito: l’afa non aveva abbandonato il paesino di Ardesas per tutto il giorno precedente e quella notte appena trascorsa gli era parso che le lenzuola fossero incandescenti. Si era rigirato nel letto per tutta la notte, tra sudore e zanzare, svegliando di continuo Laura che a un certo punto, ormai stanca e infastidita da quel continuo movimento, aveva deciso di andare a dormire sul divano della sala sperando di riuscire a riposare almeno per qualche ora di fila.
Arrivò all’edicola con passo pesante ma effettuò tutte le operazioni per l’apertura come da routine, quella che ormai non aveva più bisogno di pensieri ma solo di movimenti automatici. Aprì la pellicola che conteneva i giornali e subito controllò tra le due pile: nessun quotidiano celeste. Evidentemente il buontempone si era già annoiato di quel gioco. Prese diverse copie tutte insieme e le sistemò ordinatamente nell’espositore, poi ne prese delle altre e le posizionò accanto alle prime già ordinate. Si abbassò nuovamente verso la pila di giornali, che ora era diventata una, e ne prese in mano una dozzina ma si bloccò con i volumi a mezz’aria notando, come primo giornale dei restanti, lo stesso giornale celeste del giorno prima. Nuovamente, la data era esattamente quella del giorno, ma la notizia in prima pagina era cambiata. La nube tossica aveva toccato le coste europee e asiatiche e stava mietendo le prime vittime e non accennava a fermare la sua corsa.
Gli si strinse lo stomaco mentre gli occhi sembravano cercare di leggere oltre quelle parole. Un rigolo di sudore gli scese lungo la schiena ma questa volta, per la prima volta dopo mesi in quell’estate infernale, sentì il freddo penetrargli nelle ossa. Lesse l’articolo velocemente: le autorità chiedevano a tutta la popolazione di restare a casa sigillando porte e finestre fino a quando la nube non si fosse dissolta. Pensò a Marco e a Giada e quasi li vide bloccati a casa senza poter far nulla se non aspettare. Restò immobile per un tempo indefinito, il giornale tra le mani che tremavano appena. Poi lo richiuse di scatto e lo nascose sotto il bancone, come fosse un oggetto contaminato. Cercò di tornare ai suoi gesti consueti, ma ogni fruscio di carta gli pareva un avvertimento.
Il 27 luglio la piazza lo accolse con una leggera brezza. Le temperature si erano leggermente abbassate togliendo un po’ d’afa a quelle notti insonni. Laura dormì profondamente, cullata dall’aria fresca che entrava attraverso la finestra aperta. Davide, invece, era rimasto sveglio tutta la notte, pressoché immobile mentre contemplava il soffitto pensando ai giornali celesti trovati in quei due giorni. Non ne aveva parlato con nessuno, nemmeno con la moglie. Lei aveva già le sue preoccupazioni con due ragazzi adolescenti da gestire e il suo lavoro a tempo pieno come segretaria amministrativa nell’unica ditta edile di Ardesas. Inoltre, aveva paura di fare la figura dello scemo: se quei giornali fossero stati davvero solo uno scherzo e l’unico a non rendersene conto fosse lui?
La taglierina incise la pellicola che proteggeva le copie ancora prima di aprire la serranda dell’edicola. Fece scorrere lo sguardo lungo le due colonne di giornali, per un attimo pensò che per quel giorno il suo appuntamento con il quotidiano celeste fosse saltato. Poi lo vide. Lì, tra le altre copie, così come se fosse giusto e naturale. Lo prese in mano, la data del giorno campeggiava spavalda e la prima pagina riportava notizie sempre più inquietanti. Il titolo era peggiore di quanto avesse immaginato: Migliaia di morti. Ospedali al collasso. Nessuna soluzione. Restare chiusi in casa e attendere.
Lesse alcune righe più sotto, l’articolo descriveva la nube grigia e velenosa che, muovendosi inesorabile, avvolgeva città e villaggi mietendo vittime senza distinzione. Sentì la gola secca, il respiro spezzato. Sentii che non poteva più essere una coincidenza. Tre giorni di fila. Tre giornali celesti, tutti con la data giusta, tutti con notizie che non esistevano da nessun’altra parte.
Strinse il giornale tra le mani e contemplò la piazza vuota. La fontanella continuava a scorrere, il profumo del pane arrivava dal forno all’angolo. Tutto sembrava normale, immobile, ma per la prima volta in tutta la sua vita quella piazza, quell’edicola e quella sua vita gli sembrarono una realtà fragile, qualcosa che stava per essere cancellato da un momento all’altro.
Davide aprì gli occhi e le luci bianche lo accecarono. Guardò intorno a lui, tutto era candido e freddo. Un bip gli fece alzare gli occhi verso destra: il display segnava il suo battito cardiaco e la linea verde del tracciato correva lungo lo schermo. Alla sua sinistra la flebo scendeva goccia a goccia, lenta.
«Signor Melis, è sveglio!» la voce dell’infermiere lo fece sussultare. Provò ad articolare le parole ma si rese conto di avere un tubo dentro la gola che gli impediva di parlare. «Non si affatichi, è già stato fortunato a essere stato trovato vivo dopo il passaggio della nube, adesso pensi solo a riprendersi e riposare».
Davide sbarrò gli occhi: la nube! Laura, i ragazzi, che ne era di loro? Tentò di urlare, di alzarsi ma i suoi polsi erano legati al letto. «Ora la faccio riposare, dopo si sentirà meglio». Sentì gli occhi pesanti chiudersi sotto il peso dell’anestetico, il terrore di ciò che era potuto succedere lo avvolse mentre il sonno lo accoglieva nel suo buio.


Spero che vi sia piaciuto!
 
Alla prossima!

venerdì 12 settembre 2025

Quando non hai voglia di scrivere...

Ciao a tutti, 

oggi è una di quelle giornate in cui non riesco a creare nessuna storia nella mia testa. Però so che la costanza è fondamentale e quindi anche se non sono riuscita a inventarmi una storia ho scritto. 

Sono 2364 battute, su 25 righe. Oggi era scrittura libera e va bene così! 

Buona lettura



Esercizio in testo libero

Oggi non ho l’ispirazione per scrivere. Succede. Molto più spesso di quanto vorrei, a dirla tutta. Ci sono quei giorni in cui dovrei scrivere ma proprio non mi va. O meglio, in realtà mi andrebbe anche, ma ho l’impressione di non avere niente da raccontare.

Sono stanca e vorrei solo restare a poltrire sul divano con una puntata di Doctor House in TV, ma so che non devo lasciarmi trascinare dall’inerzia.

Alle volte il problema di fare una cosa che ami tutti i giorni è che inizi a non amarla più così tanto. Io amo scrivere. Amo meno essere ligia a regole, orari, numero di battute… Ho veramente una sorta di rifiuto per le cose imposte. Non so neanche io come riesca ancora ad andare a lavoro ogni giorno con orari e compiti specifici che si ripetono ogni volta. Ho sempre sognato di poter lavorare in maniera più indipendente, la scrittura mi sembra una possibilità, ma a volte penso che, per quanto io non la ami, è necessario per me avere una routine imposta altrimenti non riesco a essere costante.

È un problema che ho da sempre: alle superiori odiamo il dover fare i compiti a casa, la consideravo una tortura. Alla fine ho optato per un diploma alla scuola agraria dove i compiti a casa i professori non si azzardavano neanche a nominarli. La maggior parte dei ragazzi quando rientrata da scuola andava a lavorare nelle aziende di famiglia, di tempo per fare i compiti semplicemente non ce n’era. Preparazione un po’ alla carlona probabilmente, ma d’altronde a me interessava un diploma utile per iscrivermi all’università. Facoltà di agraria, direte voi. Scienze della comunicazione, rispondo io. Volevo comunicare, volevo un lavoro creativo, volevo poter esprimere quello che avevo dentro. Che alla fine è ciò che voglio fare ancora. Voglio creare storie e trovare il modo migliore per raccontarle. E voglio vedere i libri con il mio nome sulle vetrine delle librerie, voglio fare il firmacopie, voglio vedere il mio libro pubblicizzato nelle riviste di settore. Voglio scrivere in una bella casa vicino a un corso d’acqua, immersa nella natura ma non troppo lontana dalla città. Voglio esplorare quello che posso riuscire a fare. Alla fine è tutta li, la vita. Esplorazione di sé stessi, di quello che ci piace, della nostra crescita interiore, di ciò che possiamo creare e del confine fino al quale possiamo spingerci per poi cercare di superarlo.   

mercoledì 27 agosto 2025

Un cappuccino al sapore di vincita

Buongiorno a tutti, 

eccomi di nuovo qui con un altro esercizio di scrittura della sezione "Creatività". 

Tutti noi abbiamo fantasticato, almeno una volta, su quale sarebbe la nostra reazione se scoprissimo di aver vinto milioni di euro al Superenalotto. Cosa avremmo fatto nell'immediato? Come ci saremmo comportati? Chi avremmo informato e perché? 

Ecco, l'esercizio di oggi chiede appunto di riflettere su queste domande. Mi sono divertita molto a scrivere questo testo, spero piacerà anche a voi!

II testo è formato da 339 parole (non dovevo superare le 500). 

Buona lettura!



Scopri di aver vinto il jackpot multimilionario del Superenalotto. Ma decidi di non dirlo a nessuno…

Sono seduta sul tavolo del bar con la tazza del cappuccino fra le mani. Guardo le macchine passarmi davanti al di là della grande vetrata e il solito pensiero mi gira per la testa “Sono milionaria. Cosa faccio ora?”. È una condizione strana quella di chi sa che dall’oggi al domani ha sistemato tutti i suoi problemi finanziari e che ora deve pensare a dove far fluire tutti quei soldi. Potrei comprare il bar? Certo, ma non è che fare la barista fosse il mio sogno fin da bambina…. Centocinquantatré milioni, una somma che non riesco a visualizzare anche sforzandomi, eppure sono depositati sul mio conto in banca. È passata una settimana da quando avevo avuto in mano i soldi vinti al superenalotto e ancora non sono riuscita a dirlo a nessuno. All’inizio mi sono convinta del fatto che non volessi dirlo per non illudere i miei cari nel caso in cui qualcosa fosse andato storto. Poi ho pensato di non dirlo ma di fare dei bellissimi regali per far comprendere quello che era successo. Ad oggi credo di non averlo detto perché ho ancora bisogno di realizzarlo dentro la mia mente e, soprattutto, dentro la mia anima. Vivevo di espedienti fino a poco fa, lavoretti qui e là, aiuti per tesi, relazioni, vendita di appunti, insomma sbarcavo il lunario come meglio potevo. Ora potrei prendere un aereo per andare dall’altra parte del mondo, prenotare un resort esclusivo e restare lì senza limiti di tempo. Ma, se è vero che da un grande potere derivano grandi responsabilità, come dice il grande guru del nostro tempo Spiderman, allora dovrei davvero fare qualcosa di estremamente importante per il mondo. Finanziare la cura contro il cancro, costruire case per i senzatetto, salvare una specie in via di estinzione. Magari non riuscirei a porre fine a questi problemi, ma avrei sicuramente dato un grosso contributo. Oppure, aspetto ancora qualche settimana prima di iniziare a dire agli altri quello che è successo. In fondo, a me ora basta finire di sorseggiare questo buonissimo cappuccino.

Come sempre se volete lasciare un vostro parere sarò più che felice di leggervi! 

A presto!

domenica 24 agosto 2025

Barcellona

Buongiorno a tutti, oggi vi propongo un esercizio che avevo scritto nel 2020 atto a incrementare la creatività.

Il testo è formato da 418 parole e non dovevo superare le 500, anche in questo caso sono riuscita a stare nei limiti. Il racconto mi piace, mi rendo conto che quando ho la libertà di spaziare con la storia preferisco concentrarmi su racconti che presentano un mistero o una situazione che deve essere chiarita... Forse sono più portata per i gialli/thriller rispetto ad altri generi? Chissà... 

Ecco a voi l'esercizio! 



Facendo zapping in tv scopri che a Chi l’ha visto? i tuoi parenti ti danno per scomparso e ti stanno cercando…

Mi lancio sulla poltrona con panino e birra in mano. La mia giornata è finalmente finita e trovo che rilassarmi un po’ davanti la tv prima di andare a dormire non possa che farmi bene. Accendo il decoder e piombo su una puntata di “Chi l’ha visto”. Perfetto, penso, quale programma migliore per finire questa giornata già permeata di ansia? Alzo un po’ il volume, mi metto comoda sulla poltrona e azzanno il panino. Cotto, funghi e salse, le uniche cose rimaste nel frigo. Resto con i denti affondati nel pane quando la tv mi rimanda indietro la mia immagine in una foto segnaletica con la tipica descrizione al seguito. A quanto pare la mia famiglia non sa più dove io sia finita e mi sta cercando. Mi avvicino di più al televisore sporgendomi dalla poltrona. Sembrano tutti così dannatamente preoccupati che non posso fare a meno di scoppiare in una fragorosa risata.

"Serena è stata vista per l’ultima volta il 15 gennaio alla stazione dei treni di Torino, mentre saliva su un convoglio internazionale diretto in Francia. Indossava t-shirt grigia, jeans blue, scarpe nere e aveva con sé uno zainetto blu. Chiunque l’avesse vista può contattare la redazione ai nostri numeri in sovrimpressione". Mi guardo intorno, quasi come se mi aspettassi di essere scoperta da qualcuno, ma ci sono solo io in questa casa alla periferia di Barcellona. Ho lasciato tutto dietro di me e da quel giorno alla stazione non ci avevo più pensato. Solo ora sono ripiombata nella realtà, ora che ho visto i visi della mia famiglia con quelle smorfie di dolore. Chissà se ci credono davvero? Se lo saranno ripetuti talmente tanto da essersi auto-convinti che veramente gli importa qualcosa di me! Lancio una rapida occhiata al telefono appoggiato sul tavolino accanto alla poltrona e per un solo secondo penso che potrei chiamare la trasmissione e dire che sono viva, sto bene e che semplicemente non voglio essere trovata. Potrei. L’idea fugge via dalla mia mente in un lampo, non posso e non voglio dare mie notizie e, cosa ancora più importante, non voglio che mi trovino. Ascolto ancora la trasmissione per capire se hanno un’idea di dove io sia ma sembra di no. Dalla tv arrivano solo le tipiche frasi “lei non lo avrebbe mai fatto - oppure - chiamaci almeno per dire che stai bene”. Non sanno dove sono e questo mi tranquillizza. Finisco il panino e la birra, spengo la tv. Anche oggi ho portato a casa la pelle.

Se volete farmi sapere cosa ne pensate, ogni commento è gradito! 

Alla prossima!

sabato 23 agosto 2025

I nuovi vicini

Bentrovati a tutti!

Di rientro da una settimana di ferie eccomi con un nuovo esercizio di scrittura.

Questo esercizio fa parte della sezione dedicata alla descrizione e mi chiedeva di descrivere una foto di famiglia. Son sincera, mi sono un po' lasciata andare nello scrivere, forse potrebbe essere l'incipit per un racconto un giorno, però alla fine sono riuscita anche a fare ciò che l'esercizio chiedeva. 

Non dovevo superare le 500 parole e sono arrivata a 424 quindi sono felice di essere riuscita a rientrare nei limiti. 

Spero vi piaccia



Hai appena traslocato e vai a presentarti dai tuoi nuovi vicini. In salotto osservi una foto di famiglia. Descrivila.

Il campanello della famiglia Morris suona Jingle Bells, lo sento sin fuori dalla porta. Sarebbe carinissimo se non fosse che siamo a luglio, ci sono 37 gradi all'ombra e io sto grondando anche l'acqua del battesimo mentre cerco di non farmi scivolare dalle mani il cesto regalo che ho portato. Mi sono trasferita nel quartiere da 10 giorni circa, i primi 5 sono passati tra lavoro, scatoloni da svuotare e una casa nuova a cui dare un tocco di personalità, nei restati ho fatto visita a ciascuno dei miei vicini con un regalino in mano. Un po' perché mi hanno insegnato che non si va a casa degli altri a mani vuote e un po' per indorare la pillola nel caso in cui Pepe, il mio cagnolino figlio del diavolo, dall'istinto omicida e il sogno di diventare un cantante di fama internazionale, decidesse un giorno di deliziarci con i suoi ululati alle tre del mattino. I traslochi si fanno per diverse ragioni, nel mio caso Pepe è una di queste. 

La porta si apre e un vecchietto con gli occhiali e il sorriso simpatico mi accoglie in casa sua. 

"Marta, vieni a conoscere la nuova vicina che è passata a salutarci!"

Marta, un metro e avrei tanto voluto crescere ancora, si avvicina a me con la mano già tesa in segno di saluto "Ciao cara, finalmente un po' di gioventù in questo quartiere di mummie raggrinzite!".

Mi siedo sul divano mentre loro vanno in cucina a preparare un thé con i biscotti. La sala è ampia e luminosa, davanti al divano un grazioso tavolino in cristallo, presumo delicatissimo,  mi induce a tenere le gambe bien piegate per evitare possibili danni. Alla mia sinistra ammiro un bellissimo caminetto in mattoni sopra il quale sono ben distribuite cornici e bomboniere di cerimonie varie. All'angolo spicca la cornice più grande, in argento, che racchiude la foto di due ragazzi e di una bambina. 

I giovani avranno più o meno venticinque anni, la bambina non più di tre. Sono seduti tutti e tre su un dondolo nel patio di una bella casa in legno. Sorrido guardando quella foto, si vede che è datata ma ottimamente conservata. Mi alzo e mi avvicino per ammirare da vicino le decorazioni della cornice. Lì, nell'angolo basso a sinistra della foto, lo vedo. Resto immobile, mi si ferma il respiro mentre il cuore inizia a pompare velocemente, allungo una mano per afferrare la foto e avvicinarla ma il braccio resta a mezz'aria.

"Eravamo giovanissimi in quella foto! Che anno era, cara? Il 51?"

Cosa c'è di nuovo

La nube

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