Bentrovati!
Il terzo esercizio di scrittura che condivido fa parte della categoria tecnica.
Ho amato questo esercizio perché ho avuto l'impressione di essere riuscita a mettere per iscritto quello che una persona qualsiasi avrebbe pensato in una situazione simile.
Mi veniva richiesto di immaginare di offrirmi volontaria per sperimentare una macchina del tempo (come sempre metto la traccia dell'esercizio) e mi è sembrata una bella idea cimentarmi in questa prova.
Penso che tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo immaginato come sia ritrovarsi in un'altra epoca, nel futuro o nel passato, e gli innumerevoli film e serie tv che hanno cavalcato questa idea dimostrano che sia un argomento piuttosto interessante. La maggior parte di noi però sogna sempre di essere già "arrivato" nell'altro periodo storico e non si sofferma a riflettere sul viaggio che dovrà fare per arrivarci.
Questo esercizio ha il grande pregio di far lavorare la mente dello scrittore su tale aspetto e potrebbe addirittura essere un buon incipit per un racconto o romanzo fantascientifico.
Vi lascio all'esercizio.
Finalmente un'azienda ha brevettato la macchina del tempo e cerca persone che vogliano testarla. Tu ti offri come volontario...
Mentre mi guardo intorno, all'interno di questa specie di lattina viola, la mia testa continua a urlare
“ma chi me lo ha fatto fare?”. Devo essere impazzita quando ho deciso di
offrirmi volontaria per questa prova, ma l’annuncio era scritto benissimo e mi aveva
stuzzicato parecchio. Pensavo fosse la solita burla da sito di annunci e invece
eccomi qui, a testare una macchina del tempo. Io! Chi l’avrebbe mai detto? Però
se funziona posso davvero tornare indietro e capire, o almeno cercare di farlo, cos'è successo in quella primavera caldissima di trent'anni fa. Ho dimenticato
praticamente tutto della mia infanzia, non ho ricordi che vadano più indietro
dei 12 anni e mi sono sempre chiesta, dagli anni della ragione in poi, cosa
fosse successo in quel maestoso campo di grano di zio Luigi. Ricordo solo che
eravamo li, Enrico il mio migliore amico, Aurora la cugina con la quale siamo
cresciute come sorelle e poi c’era Elisabetta, che tutte noi chiamavamo
Bettina, perché la più piccola del gruppo. Non ricordo nient’altro di quel
pomeriggio se non il fatto che quando siamo rientrati a casa c’eravamo solo io,
Michele e Aurora. Il destino di Elisabetta da quel giorno mi è sempre stato
ignaro ma vedevo negli occhi degli adulti che c’era qualcosa che riguardava la
piccola Bettina che non doveva essere detto. A poco a poco il ricordo di quella
bimba dai capelli castano dorato è scomparso dalla mia mente, come gli
avvenimenti di quel giorno, ma nel mio cuore è sempre rimasta una piccola
scintilla che mi ricorda di lei. A volte, quando il vento caldo della primavera
mi soffia accanto, mi pare di vederla per un solo attimo, è li che corre nel
campo di grano mentre rincorre una cavalletta da una spiga all'altra. Cosa ti è
successo piccola Elisabetta? Perché i grandi non ne hanno più voluto parlare? È
da allora che mi sento responsabile per la tua scomparsa anche se anch'io ero una bambina solo di qualche anno più grande di
te. Sono veramente colpevole? “Adesso iniziamo il conto alla rovescia da 5 a 0, sei pronta?”. La voce dell’operatore
Victor mi arriva dall'altoparlante davanti a me. Una volta finito il conto alla
rovescia la macchina mi trasporterà all'interno del tunnel spaziotemporale e
potrò tornare in quel campo di grano. “Sono pronta”, rispondo. Non lo sono
davvero, non lo si può essere se stai sperimentando una macchina per i viaggi
nel tempo, ma ormai ci sono.
Il testo presenta 408 parole in 27 righe.
Come sempre, fatemi sapere se vi è piaciuto e se vi cimenterete anche voi in questo esercizio.
Alla prossima!

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