mercoledì 27 agosto 2025

Un cappuccino al sapore di vincita

Buongiorno a tutti, 

eccomi di nuovo qui con un altro esercizio di scrittura della sezione "Creatività". 

Tutti noi abbiamo fantasticato, almeno una volta, su quale sarebbe la nostra reazione se scoprissimo di aver vinto milioni di euro al Superenalotto. Cosa avremmo fatto nell'immediato? Come ci saremmo comportati? Chi avremmo informato e perché? 

Ecco, l'esercizio di oggi chiede appunto di riflettere su queste domande. Mi sono divertita molto a scrivere questo testo, spero piacerà anche a voi!

II testo è formato da 339 parole (non dovevo superare le 500). 

Buona lettura!



Scopri di aver vinto il jackpot multimilionario del Superenalotto. Ma decidi di non dirlo a nessuno…

Sono seduta sul tavolo del bar con la tazza del cappuccino fra le mani. Guardo le macchine passarmi davanti al di là della grande vetrata e il solito pensiero mi gira per la testa “Sono milionaria. Cosa faccio ora?”. È una condizione strana quella di chi sa che dall’oggi al domani ha sistemato tutti i suoi problemi finanziari e che ora deve pensare a dove far fluire tutti quei soldi. Potrei comprare il bar? Certo, ma non è che fare la barista fosse il mio sogno fin da bambina…. Centocinquantatré milioni, una somma che non riesco a visualizzare anche sforzandomi, eppure sono depositati sul mio conto in banca. È passata una settimana da quando avevo avuto in mano i soldi vinti al superenalotto e ancora non sono riuscita a dirlo a nessuno. All’inizio mi sono convinta del fatto che non volessi dirlo per non illudere i miei cari nel caso in cui qualcosa fosse andato storto. Poi ho pensato di non dirlo ma di fare dei bellissimi regali per far comprendere quello che era successo. Ad oggi credo di non averlo detto perché ho ancora bisogno di realizzarlo dentro la mia mente e, soprattutto, dentro la mia anima. Vivevo di espedienti fino a poco fa, lavoretti qui e là, aiuti per tesi, relazioni, vendita di appunti, insomma sbarcavo il lunario come meglio potevo. Ora potrei prendere un aereo per andare dall’altra parte del mondo, prenotare un resort esclusivo e restare lì senza limiti di tempo. Ma, se è vero che da un grande potere derivano grandi responsabilità, come dice il grande guru del nostro tempo Spiderman, allora dovrei davvero fare qualcosa di estremamente importante per il mondo. Finanziare la cura contro il cancro, costruire case per i senzatetto, salvare una specie in via di estinzione. Magari non riuscirei a porre fine a questi problemi, ma avrei sicuramente dato un grosso contributo. Oppure, aspetto ancora qualche settimana prima di iniziare a dire agli altri quello che è successo. In fondo, a me ora basta finire di sorseggiare questo buonissimo cappuccino.

Come sempre se volete lasciare un vostro parere sarò più che felice di leggervi! 

A presto!

domenica 24 agosto 2025

Barcellona

Buongiorno a tutti, oggi vi propongo un esercizio che avevo scritto nel 2020 atto a incrementare la creatività.

Il testo è formato da 418 parole e non dovevo superare le 500, anche in questo caso sono riuscita a stare nei limiti. Il racconto mi piace, mi rendo conto che quando ho la libertà di spaziare con la storia preferisco concentrarmi su racconti che presentano un mistero o una situazione che deve essere chiarita... Forse sono più portata per i gialli/thriller rispetto ad altri generi? Chissà... 

Ecco a voi l'esercizio! 



Facendo zapping in tv scopri che a Chi l’ha visto? i tuoi parenti ti danno per scomparso e ti stanno cercando…

Mi lancio sulla poltrona con panino e birra in mano. La mia giornata è finalmente finita e trovo che rilassarmi un po’ davanti la tv prima di andare a dormire non possa che farmi bene. Accendo il decoder e piombo su una puntata di “Chi l’ha visto”. Perfetto, penso, quale programma migliore per finire questa giornata già permeata di ansia? Alzo un po’ il volume, mi metto comoda sulla poltrona e azzanno il panino. Cotto, funghi e salse, le uniche cose rimaste nel frigo. Resto con i denti affondati nel pane quando la tv mi rimanda indietro la mia immagine in una foto segnaletica con la tipica descrizione al seguito. A quanto pare la mia famiglia non sa più dove io sia finita e mi sta cercando. Mi avvicino di più al televisore sporgendomi dalla poltrona. Sembrano tutti così dannatamente preoccupati che non posso fare a meno di scoppiare in una fragorosa risata.

"Serena è stata vista per l’ultima volta il 15 gennaio alla stazione dei treni di Torino, mentre saliva su un convoglio internazionale diretto in Francia. Indossava t-shirt grigia, jeans blue, scarpe nere e aveva con sé uno zainetto blu. Chiunque l’avesse vista può contattare la redazione ai nostri numeri in sovrimpressione". Mi guardo intorno, quasi come se mi aspettassi di essere scoperta da qualcuno, ma ci sono solo io in questa casa alla periferia di Barcellona. Ho lasciato tutto dietro di me e da quel giorno alla stazione non ci avevo più pensato. Solo ora sono ripiombata nella realtà, ora che ho visto i visi della mia famiglia con quelle smorfie di dolore. Chissà se ci credono davvero? Se lo saranno ripetuti talmente tanto da essersi auto-convinti che veramente gli importa qualcosa di me! Lancio una rapida occhiata al telefono appoggiato sul tavolino accanto alla poltrona e per un solo secondo penso che potrei chiamare la trasmissione e dire che sono viva, sto bene e che semplicemente non voglio essere trovata. Potrei. L’idea fugge via dalla mia mente in un lampo, non posso e non voglio dare mie notizie e, cosa ancora più importante, non voglio che mi trovino. Ascolto ancora la trasmissione per capire se hanno un’idea di dove io sia ma sembra di no. Dalla tv arrivano solo le tipiche frasi “lei non lo avrebbe mai fatto - oppure - chiamaci almeno per dire che stai bene”. Non sanno dove sono e questo mi tranquillizza. Finisco il panino e la birra, spengo la tv. Anche oggi ho portato a casa la pelle.

Se volete farmi sapere cosa ne pensate, ogni commento è gradito! 

Alla prossima!

sabato 23 agosto 2025

I nuovi vicini

Bentrovati a tutti!

Di rientro da una settimana di ferie eccomi con un nuovo esercizio di scrittura.

Questo esercizio fa parte della sezione dedicata alla descrizione e mi chiedeva di descrivere una foto di famiglia. Son sincera, mi sono un po' lasciata andare nello scrivere, forse potrebbe essere l'incipit per un racconto un giorno, però alla fine sono riuscita anche a fare ciò che l'esercizio chiedeva. 

Non dovevo superare le 500 parole e sono arrivata a 424 quindi sono felice di essere riuscita a rientrare nei limiti. 

Spero vi piaccia



Hai appena traslocato e vai a presentarti dai tuoi nuovi vicini. In salotto osservi una foto di famiglia. Descrivila.

Il campanello della famiglia Morris suona Jingle Bells, lo sento sin fuori dalla porta. Sarebbe carinissimo se non fosse che siamo a luglio, ci sono 37 gradi all'ombra e io sto grondando anche l'acqua del battesimo mentre cerco di non farmi scivolare dalle mani il cesto regalo che ho portato. Mi sono trasferita nel quartiere da 10 giorni circa, i primi 5 sono passati tra lavoro, scatoloni da svuotare e una casa nuova a cui dare un tocco di personalità, nei restati ho fatto visita a ciascuno dei miei vicini con un regalino in mano. Un po' perché mi hanno insegnato che non si va a casa degli altri a mani vuote e un po' per indorare la pillola nel caso in cui Pepe, il mio cagnolino figlio del diavolo, dall'istinto omicida e il sogno di diventare un cantante di fama internazionale, decidesse un giorno di deliziarci con i suoi ululati alle tre del mattino. I traslochi si fanno per diverse ragioni, nel mio caso Pepe è una di queste. 

La porta si apre e un vecchietto con gli occhiali e il sorriso simpatico mi accoglie in casa sua. 

"Marta, vieni a conoscere la nuova vicina che è passata a salutarci!"

Marta, un metro e avrei tanto voluto crescere ancora, si avvicina a me con la mano già tesa in segno di saluto "Ciao cara, finalmente un po' di gioventù in questo quartiere di mummie raggrinzite!".

Mi siedo sul divano mentre loro vanno in cucina a preparare un thé con i biscotti. La sala è ampia e luminosa, davanti al divano un grazioso tavolino in cristallo, presumo delicatissimo,  mi induce a tenere le gambe bien piegate per evitare possibili danni. Alla mia sinistra ammiro un bellissimo caminetto in mattoni sopra il quale sono ben distribuite cornici e bomboniere di cerimonie varie. All'angolo spicca la cornice più grande, in argento, che racchiude la foto di due ragazzi e di una bambina. 

I giovani avranno più o meno venticinque anni, la bambina non più di tre. Sono seduti tutti e tre su un dondolo nel patio di una bella casa in legno. Sorrido guardando quella foto, si vede che è datata ma ottimamente conservata. Mi alzo e mi avvicino per ammirare da vicino le decorazioni della cornice. Lì, nell'angolo basso a sinistra della foto, lo vedo. Resto immobile, mi si ferma il respiro mentre il cuore inizia a pompare velocemente, allungo una mano per afferrare la foto e avvicinarla ma il braccio resta a mezz'aria.

"Eravamo giovanissimi in quella foto! Che anno era, cara? Il 51?"

venerdì 1 agosto 2025

L'erba del vicino è sempre la più...strana!

Ben ritrovati a tutti!

Nuovo giro, nuova corsa! Oggi pubblico un racconto che avevo scritto nel 2020. 

L'esercizio di oggi mi chiedeva di scrivere ciò che volessi, ma di far finire il racconto obbligatoriamente con una frase specifica.

Non mi ero ancora avventurata in un racconto fantasy fino a questo momento ma è ciò che è fuoriuscito da questa stesura. 

Quando scrivo di solito lavoro per fluidità di pensieri, non so mai dove arriverò alla fine. So che solitamente se si vuole scrivere bene la cosa migliore da fare sarebbe avere bene in mente di cosa si vuole scrivere ma al momento sto facendo degli esercizi per alimentare la creatività ed essere troppo impostata non va bene per essere creativi. 

E poi... così mi diverto molto di più! 

Vi auguro una buona lettura!


Scrivi una storia a tuo piacimento, ma che finisca con questa frase: “Il mondo sarebbe un posto un migliore senza erba.”

Dalla finestra della mia camera al secondo piano vedo arrivare Ilario. Cammina in strada a passo svelto, con quella cadenza particolare dovuta al fatto che non poggia mai completamente il piede sinistro. Gli ho consigliato diverse volte di farsi visitare da un ortopedico, ma a lui sembra non interessare. Si sta passando qualcosa da una mano all’altra con fare nervoso, scendo le scale e apro il cancello con il pulsante del citofono. Lo aspetto sul ciglio di casa mentre lui apre il portone in ferro battuto e saluta Cody con una carezza, poi alza lo sguardo e mi dice “Dobbiamo parlare”. Inizio a recitare le preghiere nella mia mente, ogni volta che Ilario ha esordito con questa frase sono sempre stati cavoli. Amarissimi. Lo faccio accomodare in cucina, mentre gli verso un bicchiere di cocacola lo guardo con fare interrogativo.

Un casino, te lo dico, sta volta è un casino”

Mi siedo davanti a lui. “Dimmi, qual è la stronzata dell’anno che hai fatto sta volta?”

Ti ricordi la casa alla periferia? Quella con il muro verde e l’inferriata nera?”

Si certo. È lasciata a sé stessa da parecchi anni. I proprietari sono morti e i figli non hanno mai tentato né di venderla né di farci alcunché…”

Esatto, fino a un mese fa. Mi chiama Marco, sai il figlio grande…che chiamarlo grande è volergli bene, avrà novantamila anni! Comunque mi chiama sto matusalemme e mi chiede se vado in questa casa a sistemare l’erba, mi dice che il tipo che lo fa ogni anno quest’anno non può, che ha paura per gli incendi, se mi va di farmi un lavoretto…ci sei?”

Come no! Beh, è una buona cosa, fai due soldi. In effetti il giardino so che glielo sistemava sempre “Caboniscu”, sai il figlio dei Cappai quello con i rasta e l’aria da intellettuale di terza categoria…”

Si si, fatto sta che lui a sto giro non può e quindi la scelta è caduta su di me”.

Ilario finisce l’ultimo sorso di coca-cola e guarda il bicchiere quasi a cercare li dentro le parole con il quale spiegarmi la situazione.

Gli dico ok, perché alla fine due soldi mi fanno pure comodo. Ci mettiamo d’accordo per stamattina presto alle sette e lui mi apre il portone e mi spiega tutto ciò che ho da sapere. Pensa mi ha pure pagato il lavoro in anticipo, è stato gentile.”

Ottimo, quindi cos’è successo che sei sconvolto?”

Si, allora, ero li che avevo già pulito circa mezzo cortile e stavo mettendo tutta l’erba e le foglie in un sacco di juta per poi buttarle in campagna. A un certo punto sento un movimento dietro le mie spalle, ma Marco non poteva essere perché se n’era andato dicendomi di chiudere il cancello quando avevo finito, e non c’era nessun altro oltre a me. Allora penso che mi sono sbagliato, che ho sentito una lucertola nell’erba, sai cose così…. Mi rimetto a lavoro e non faccio in tempo a prendere il sacco in mano che di nuovo mi sento sta presenza alle spalle, ovviamente ho iniziato a sudare freddo. Ma mica per niente, ma potevano essere dei ladri, sai com’è. Fatto sta che prendo in mano il rastrello e mi avvicino verso la parte opposta del giardino dove mi sembrava di sentire il rumore. Li c’è un bel albero, non chiedermi di cosa lo sai che non ne capisco un cazzo, comunque mi avvicino all’albero guardando sui rami perché pensavo che ci fosse uno scoiattolo”

Uno scoiattolo, qui dalle nostre parti? Ma sei fuori?”

Vabbé tu che ti aspetti di trovarci sopra un albero? Un elefante? No! Comunque, io mi ci aspettavo uno scoiattolo e invece… C’era una specie di signora, ma mica come le nostre mamme, era tutta fatta di erba. Totalmente verde”

Ilà, ma mi stai prendendo per il culo? No, perché se vuoi sparare cavolate possiamo farlo come sempre senza bisogno di perderci in tutta sta storia…”

Ma ti pare che se ti stavo prendendo in giro stavo ridotto così? Ti dico che era una donna, fatta di erba, sembrava pure bella, ma che ne so era tutta fili d’erba e fiorellini, quindi… Comunque io la vedo e mi ghiaccio, ovviamente. Lei mi fa segno di non urlare, ma puoi capire se avevo il fiato, ero totalmente sotto shock, forse ho anche annuito...non ricordo. Comunque mi indica con la mano un mucchio di terra sotto l’albero e io ovvio che all’inizio non capisco che vuole questa da me…Lei continua con il dito a indicare e allora io mi metto in ginocchio e inizio a spostare la terra per vedere cosa c’è e trovo questa”

Ilario tira fuori dalla tasca una piccola scatola in legno, sporca e visibilmente consumata. La apre davanti a me. Dentro ci sono una chiave in ottone, di quelle antiche e particolarmente decorate, e un cammeo color oro. O meglio, il cammeo è certamente d’oro!

Resto bloccata per un momento, poi prendo i due oggetti in mano.

Saranno dei proprietari? Magari li avevano nascosti per paura di furti.”

Si l’ho pensato anche io. Poi la donna mi ha fatto no con il dito, come se sapesse a cosa stavo pensando e si è indicata. Allora le ho chiesto se fossero suoi e ha fatto si con la testa. Mi ha sfiorato una mano con la sua fatta d’erba e ho sentito un brivido fortissimo lungo la schiena e nella mia mente ho visto una casa, al mare. In quel momento lei mi ha guardato, credo, e poi è scomparsa e tutta l’erba è tornata a posarsi per terra.”

Ricordi la casa? Sapresti riconoscerla?” avevo il cuore che batteva all’impazzata e ancora non avevo deciso se fidarmi della storia del mio amico. Il dubbio che mi stesse facendo uno scherzo ben congeniato era forte.

Si si certo, ma non saprei neanche dove cercarla. Era solo una bella casa al mare, e noi viviamo in Sardegna. Anche ammesso che sia nell’isola, il numero di posti dove potrebbe trovarsi sono tantissimi senza contare che magari non è qui, potrebbe essere in qualsiasi parte del mondo”.

E poi? Cos’hai fatto quando la donna d’erba è scomparsa?”

Ho richiamato Marco, gli ho detto di venire. Gli ho restituito tutti i soldi e gli ho detto di cercarsi qualcun altro per il lavoro. Ovviamente mi ha chiesto cosa fosse successo e perché mi stessi tirando indietro. Cosa potevo dirgli? Che nel suo giardino c’era una donna fatta di erba con la quale avevo interagito? Non mi sembrava il caso”

Come ti sei giustificato, quindi?”

Non ricordo bene, ho farfugliato qualcosa sul fatto che io non ero la persona adatta per quel lavoro e che il mondo sarebbe un posto migliore senza erba!”

Questo testo è formato da 1118 parole in 26 righe.

A presto!

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