Ben ritrovati a tutti!
Nuovo giro, nuova corsa! Oggi pubblico un racconto che avevo scritto nel 2020.
L'esercizio di oggi mi chiedeva di scrivere ciò che volessi, ma di far finire il racconto obbligatoriamente con una frase specifica.
Non mi ero ancora avventurata in un racconto fantasy fino a questo momento ma è ciò che è fuoriuscito da questa stesura.
Quando scrivo di solito lavoro per fluidità di pensieri, non so mai dove arriverò alla fine. So che solitamente se si vuole scrivere bene la cosa migliore da fare sarebbe avere bene in mente di cosa si vuole scrivere ma al momento sto facendo degli esercizi per alimentare la creatività ed essere troppo impostata non va bene per essere creativi.
E poi... così mi diverto molto di più!
Vi auguro una buona lettura!
Scrivi una storia a tuo piacimento, ma che finisca con questa frase: “Il mondo sarebbe un posto un migliore senza erba.”
Dalla finestra della mia camera al secondo piano vedo arrivare Ilario. Cammina in strada a passo svelto, con quella cadenza particolare dovuta al fatto che non poggia mai completamente il piede sinistro. Gli ho consigliato diverse volte di farsi visitare da un ortopedico, ma a lui sembra non interessare. Si sta passando qualcosa da una mano all’altra con fare nervoso, scendo le scale e apro il cancello con il pulsante del citofono. Lo aspetto sul ciglio di casa mentre lui apre il portone in ferro battuto e saluta Cody con una carezza, poi alza lo sguardo e mi dice “Dobbiamo parlare”. Inizio a recitare le preghiere nella mia mente, ogni volta che Ilario ha esordito con questa frase sono sempre stati cavoli. Amarissimi. Lo faccio accomodare in cucina, mentre gli verso un bicchiere di cocacola lo guardo con fare interrogativo.
“Un casino, te lo dico, sta volta è un casino”
Mi siedo davanti a lui. “Dimmi, qual è la stronzata dell’anno che hai fatto sta volta?”
“Ti ricordi la casa alla periferia? Quella con il muro verde e l’inferriata nera?”
“Si certo. È lasciata a sé stessa da parecchi anni. I proprietari sono morti e i figli non hanno mai tentato né di venderla né di farci alcunché…”
“Esatto, fino a un mese fa. Mi chiama Marco, sai il figlio grande…che chiamarlo grande è volergli bene, avrà novantamila anni! Comunque mi chiama sto matusalemme e mi chiede se vado in questa casa a sistemare l’erba, mi dice che il tipo che lo fa ogni anno quest’anno non può, che ha paura per gli incendi, se mi va di farmi un lavoretto…ci sei?”
“Come no! Beh, è una buona cosa, fai due soldi. In effetti il giardino so che glielo sistemava sempre “Caboniscu”, sai il figlio dei Cappai quello con i rasta e l’aria da intellettuale di terza categoria…”
“Si si, fatto sta che lui a sto giro non può e quindi la scelta è caduta su di me”.
Ilario finisce l’ultimo sorso di coca-cola e guarda il bicchiere quasi a cercare li dentro le parole con il quale spiegarmi la situazione.
“Gli dico ok, perché alla fine due soldi mi fanno pure comodo. Ci mettiamo d’accordo per stamattina presto alle sette e lui mi apre il portone e mi spiega tutto ciò che ho da sapere. Pensa mi ha pure pagato il lavoro in anticipo, è stato gentile.”
“Ottimo, quindi cos’è successo che sei sconvolto?”
“Si, allora, ero li che avevo già pulito circa mezzo cortile e stavo mettendo tutta l’erba e le foglie in un sacco di juta per poi buttarle in campagna. A un certo punto sento un movimento dietro le mie spalle, ma Marco non poteva essere perché se n’era andato dicendomi di chiudere il cancello quando avevo finito, e non c’era nessun altro oltre a me. Allora penso che mi sono sbagliato, che ho sentito una lucertola nell’erba, sai cose così…. Mi rimetto a lavoro e non faccio in tempo a prendere il sacco in mano che di nuovo mi sento sta presenza alle spalle, ovviamente ho iniziato a sudare freddo. Ma mica per niente, ma potevano essere dei ladri, sai com’è. Fatto sta che prendo in mano il rastrello e mi avvicino verso la parte opposta del giardino dove mi sembrava di sentire il rumore. Li c’è un bel albero, non chiedermi di cosa lo sai che non ne capisco un cazzo, comunque mi avvicino all’albero guardando sui rami perché pensavo che ci fosse uno scoiattolo”
“Uno scoiattolo, qui dalle nostre parti? Ma sei fuori?”
“Vabbé tu che ti aspetti di trovarci sopra un albero? Un elefante? No! Comunque, io mi ci aspettavo uno scoiattolo e invece… C’era una specie di signora, ma mica come le nostre mamme, era tutta fatta di erba. Totalmente verde”
“Ilà, ma mi stai prendendo per il culo? No, perché se vuoi sparare cavolate possiamo farlo come sempre senza bisogno di perderci in tutta sta storia…”
“Ma ti pare che se ti stavo prendendo in giro stavo ridotto così? Ti dico che era una donna, fatta di erba, sembrava pure bella, ma che ne so era tutta fili d’erba e fiorellini, quindi… Comunque io la vedo e mi ghiaccio, ovviamente. Lei mi fa segno di non urlare, ma puoi capire se avevo il fiato, ero totalmente sotto shock, forse ho anche annuito...non ricordo. Comunque mi indica con la mano un mucchio di terra sotto l’albero e io ovvio che all’inizio non capisco che vuole questa da me…Lei continua con il dito a indicare e allora io mi metto in ginocchio e inizio a spostare la terra per vedere cosa c’è e trovo questa”
Ilario tira fuori dalla tasca una piccola scatola in legno, sporca e visibilmente consumata. La apre davanti a me. Dentro ci sono una chiave in ottone, di quelle antiche e particolarmente decorate, e un cammeo color oro. O meglio, il cammeo è certamente d’oro!
Resto bloccata per un momento, poi prendo i due oggetti in mano.
“Saranno dei proprietari? Magari li avevano nascosti per paura di furti.”
“Si l’ho pensato anche io. Poi la donna mi ha fatto no con il dito, come se sapesse a cosa stavo pensando e si è indicata. Allora le ho chiesto se fossero suoi e ha fatto si con la testa. Mi ha sfiorato una mano con la sua fatta d’erba e ho sentito un brivido fortissimo lungo la schiena e nella mia mente ho visto una casa, al mare. In quel momento lei mi ha guardato, credo, e poi è scomparsa e tutta l’erba è tornata a posarsi per terra.”
“Ricordi la casa? Sapresti riconoscerla?” avevo il cuore che batteva all’impazzata e ancora non avevo deciso se fidarmi della storia del mio amico. Il dubbio che mi stesse facendo uno scherzo ben congeniato era forte.
“Si si certo, ma non saprei neanche dove cercarla. Era solo una bella casa al mare, e noi viviamo in Sardegna. Anche ammesso che sia nell’isola, il numero di posti dove potrebbe trovarsi sono tantissimi senza contare che magari non è qui, potrebbe essere in qualsiasi parte del mondo”.
“E poi? Cos’hai fatto quando la donna d’erba è scomparsa?”
“Ho richiamato Marco, gli ho detto di venire. Gli ho restituito tutti i soldi e gli ho detto di cercarsi qualcun altro per il lavoro. Ovviamente mi ha chiesto cosa fosse successo e perché mi stessi tirando indietro. Cosa potevo dirgli? Che nel suo giardino c’era una donna fatta di erba con la quale avevo interagito? Non mi sembrava il caso”
“Come ti sei giustificato, quindi?”
“Non ricordo bene, ho farfugliato qualcosa sul fatto che io non ero la persona adatta per quel lavoro e che il mondo sarebbe un posto migliore senza erba!”
Questo testo è formato da 1118 parole in 26 righe.A presto!

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